Ovviamente ci manca il caffe' italiano, cosi' come ci manca la dimensione del bar italiano, soprattutto in versione mattutina, quando straripa di gente. Ma vivere in un Paese straniero senza voler cambiare affatto le proprie abitudini e' da stolti. Significa non avere la mente aperta a nuove esperienze di vita e allora tanto vale restarsene in patria. Quindi, dopo aver scartato la versione del caffe' che non e' caffe' e sa solo di bruciacchiato (va bene cambiare le proprie abitudini, ma qualcuno a casa ha abituato il mio palato ad un certo tipo di sapori raffinati), mi sono dedicata alla ricerca dell'intruglio perfetto con cui riempire la mia mug. E l'ho trovato, ovviamente. Nelle mille versioni piccola media e grande (e grande vuol dire grande per davvero, credo che arriviamo sul mezzo litro di roba) di cappuccino - pronuncia cappaccino - con la schiuma dry or wet, di caffe' freddi, di latte - pronuncia latti - con dentro tutti i possibili immaginabili sapori, la Martin e' approdata al white chocolate mocha. Mocha significa intruglio di coffee, latte e cioccolato. Per me in versione bianca e per Ge in versione dark. E ormai sta diventando qualcosa a cui si fatica a rinunciare. Cosi' mentre scrivo i posts del blog, sono seduta al Bird Rock Coffee Rosters e sono collegata al mondo con il pc, free wireless LAN ;-) Anche qui bisogna trovare le proprie piccole abitudini che ti fanno sentire un po' a casa, no?
mercoledì 24 settembre 2008
coffee
Ovviamente ci manca il caffe' italiano, cosi' come ci manca la dimensione del bar italiano, soprattutto in versione mattutina, quando straripa di gente. Ma vivere in un Paese straniero senza voler cambiare affatto le proprie abitudini e' da stolti. Significa non avere la mente aperta a nuove esperienze di vita e allora tanto vale restarsene in patria. Quindi, dopo aver scartato la versione del caffe' che non e' caffe' e sa solo di bruciacchiato (va bene cambiare le proprie abitudini, ma qualcuno a casa ha abituato il mio palato ad un certo tipo di sapori raffinati), mi sono dedicata alla ricerca dell'intruglio perfetto con cui riempire la mia mug. E l'ho trovato, ovviamente. Nelle mille versioni piccola media e grande (e grande vuol dire grande per davvero, credo che arriviamo sul mezzo litro di roba) di cappuccino - pronuncia cappaccino - con la schiuma dry or wet, di caffe' freddi, di latte - pronuncia latti - con dentro tutti i possibili immaginabili sapori, la Martin e' approdata al white chocolate mocha. Mocha significa intruglio di coffee, latte e cioccolato. Per me in versione bianca e per Ge in versione dark. E ormai sta diventando qualcosa a cui si fatica a rinunciare. Cosi' mentre scrivo i posts del blog, sono seduta al Bird Rock Coffee Rosters e sono collegata al mondo con il pc, free wireless LAN ;-) Anche qui bisogna trovare le proprie piccole abitudini che ti fanno sentire un po' a casa, no?
giovedì 28 agosto 2008
PR (Parentesi Rosa): il test di gravidanza
In quei pochi giorni, che pero’ sembrano infiniti, che vanno dal momento del probabile concepimento al momento del possibile ciclo mensile, si provano delle sensazioni strane e complicate (non che le donne siano mai NON complicate). L'umore muta velocemente, parliamo di secondi, un attimo prima si cerca di ignorare i sintomi evidenti che qualcosa sta cambiando nel corpo - non preoccupatevi, niente di che, solo una valanga di ormoni che mette in moto e che vi accompagna per i successivi 9 mesi – un attimo dopo si consulta freneticamente e in modo ossessivo il web alla ricerca del sito perfetto che ti dica quali sono effettivamente i VERI sintomi della gravidanza, quelli che se ce li hai sei incinta 100%. Non esiste. So che al momento giusto lo cercherete invano anche voi, testarde come me. Ma non esiste, perche’ ognuna ha i suoi ormoni, ergo, ognuna ha le sue paturnie, i suoi personalissimi sintomi, le sue sensazioni. Ad un certo punto, quindi, diventa inevitabile affidarsi alla scienza. Si varca la soglia di un qualsiasi negozio che lo venda (io il mio preferito, CVS Pharmacy. By the way, vi consiglio di farci un giro se siete negli States che imparate un sacco di cose), per comperare il test di gravidanza, ma quello perfetto. Quale sia, non si sa.
C'e' quello che ti da' la risposta con certezza cinque giorni, dico C-I-N-Q-U-E-G-I-O-R-N-I prima della data prevista per il ciclo, c'e' quello digitale che ti scrive pregnant o non pregnant, c'e' il modello antico con le strisce che si colorano di rosso o di blu, c'e' quello organic che utilizza solo materiali riciclati, quello con l'inno americano se sei pregnant e con l'inno cinese se non lo sei, quello che ti parla e che ti consola se sei pregnant ma non volevi esserlo perche' stato uno sbaglio (si, pero' mentre si scopava non sembrava in effetti proprio cosi' sbagliato in senso stretto).
Ho scoperto che gli uomini preferiscono, per sconosciute ragioni (poi siamo noi le complicate), ritardare il momento della scoperta della verita'. Aspettiamo che almeno che ci siano due/tre giorni di ritardo rispetto alla data prevista per il ciclo, dicono. Che cooooosa? Due/tre giorni???? Ma se il progresso ci regala il test che ci dice con assoluta certezza al 79% che sei pregnant cinque giorni prima della data del ciclo? Per quale misterioso ed inspiegabile motivo dobbiamo aspettare noi? Cioe', mi domando, se si parla di Wii e Ipod Touch orgasmico dobbiamo avere in casa l'ultimissimo modello che se no l'uomo si sente sempre un passo indietro rispetto al collega, pero' per il test di gravidanza no, la tecnologia ci fa schifo e dobbiamo aspettare che arrivi la data del secondo ciclo mancato per fare la prova del nove. Poi scrivono fior fiori di psicologi e sociologhi che uomini e donne a volte non si capiscono. Confermo, a volte gli abissi della mente umana lasciano dei buchi neri invalicabili, non c'e' dubbio, ed e' inutile ostinarsi per renderli valicabili.
Per chiudere: quando avrete scelto il test che piu' vi ispira - andateci da sole a prenderlo, cosi' avrete piena liberta' di scelta - e ci sara' poi scritto che in effetti un fagottino di pochi centrimeri sta crescendo nella vostra pancia, comincia la poesia. E l'avventura, direi ;-)
Did you park on the wrong side of the road or what else?
Ad un certo punto mi pare di sentire il rumore di un motore, e non mi sbaglio, non e' un'allucinazione. No. Compare sulla cima della duna di sabbia che ho davanti un truck bianco gigante, delle dimensioni che solo gli Ing. americani possono concepire. Mi alzo di scatto e muovo le braccia. Si avvicina questo mostro esplosivo di meccanica ed ingegneria. Dal finestrino sbuca un braccio abbronzatissimo con i peli biondi, seguito da un sorriso a 32 denti americani sbiancati di recente che fa pure lo spiritoso: Did you park on the wrong way of the road or what else? Dopo dieci secondi e' gia' sceso dal truck con una corda in mano, con due nodi sapienti l'ha gia' agganciata alla Jetta, mi ha dato istruzioni di accendere la macchina, metterla in folle e tenere le ruote diritte. Dopo tre secondi sono fuori dalla sabbia.
Squilla il cellulare e mi risveglio dal sogno di essere stata, finalmente una volta nella vita, salvata da un vero eroe in divisa: ops, mi son scordata di avere un marito che nel frattempo, gocciolante di sudore e arso dal caldo del deserto, ha raggiunto la recreational aerea e sta chiedendo aiuto.
La lezione di vita?
Le tedesche non sono fatte per andare sulla sabbia (e d'altronde non e' che si possa pretendere altro dai Tedeschi) e sti trucks enormi, spaventosi e affascinanti, sono fondamentali per tirare fuori due pivelli con la Jetta insabbiata.
venerdì 8 agosto 2008
saguaro national park
: Si guida per 5 ore verso l'Arizona su una strada completamente deserta, si incrociano raramente altre macchine, piu' spesso minacciose auto della polizia, con le loro mille luci colorate (che, devo essere sincera, sembrano quelle con cui mio fratello giocava quando era piccolo), si rispettano i limiti di velocita' - non fate gli sboroni, lo fareste anche voi se vi capitasse di guidare qui - ogni 60 miglia c'e' l'indicazione di un'uscita per una localita' sconosciuta di cui non si vede traccia alcuna, quanto meno per la portata dello sguardo umano, ogni 100 miglia c'e' l'indispensabile area di ristoro che puo' comprendere, a seconda del posto, Burger King Mac Donald 76 ampm Starbucks Arco oppure Shell Rubios In-n-Out Jack in the Box Carl's Juniors, che comunicano, a chi frequenta le strade americane da un po', quel senso di continuita' con quello che ci si e' lasciato alle spalle che, non pare mica, ma consola (insomma, in qualsiasi localita' degli immensi Stati Uniti d'America, potete trovare lo stesso identico posto che avete di fronte a casa, cosa che, non pare, ma da' serenita' alla mente poco elastica di chi vive qui). Percorse queste poche centinaia di miglia verso Tucson (che si legge proprio Tuson, con leggerissima pronuncia della u, che pero' c'e' e non c'e'), dopo aver passato quasi indenni il posto di blocco al confine dello Stato della California con l'Arizona (i.e. quattro tendoni bianchi in mezzo al deserto del nulla, con 50 poliziotti bardati con divisa nera e anfibi - NB siamo nel DESERTO, ci sono circa 45 gradi all'ombra - che fermano circa una macchina all'ora e percio' vogliono controllare almeno tutti i documenti ed il contenuto del bagagliaio - se no che cazzo fanno tutto il giorno li' in 50? Cerchiamo anche di capire), arriviamo a Tombstone. Ecco, Tombstone e' una creazione squisitamente americana, dove si capisce il profondo significato della parola Far West, molto far e very west. Nel lontano 1800 qui c'erano i cowboys e, se si e' fortunati come lo siamo stati noi, qualche esemplare sporco di sangue - segno tangibile degli scontri a fuoco - visibilmente affaticato e conetnto di essersi salvato la pelle, almeno sta volta si e' conservato fino ai giorni nostri. Ed e' cosi' che, sulla strada pressoche' deserta di Tombstone, stante la difficolta' di raggiungere la localita' in diligenza, abbiamo potuto fissare sulla camera un'immagine irripetibile:

Lasciata poi Tombstone, siamo arrivati a Tucson, ridente cittadina dell'Arizona dove i giovani d'oggi si vestono come veri cowboys, con tanto di stivali con speroni, cappello e laccetto con fibbia d'argento a chiudere la camicia, seduti in sella ai loro favolosi trucks. Il giorno dopo hiking nel Saguaro National Park, vera ragione per cui ci siamo spinti cosi' lontano.
Saguaro e' il nome dei cactus giganti - sono letteralmente giganti, niente di quello che avete visto sino ad ora, niente a che vedere con quello che la vostra mente puo' lontanamente immaginare - ed il Saguaro National Park altro non e' che una distesa deserta di cactus giganti percorsa da roadrunners (avete presente il cartone animato che faceva bi-bip? Quello che scappa alla velocita' della luce dal coyote che fa di tutto per catturarlo? Ecco, esiste davvero e, ovviamente, e' impossibile da fotografare perche' corre velocissimo, e, quando lo si vede per la prima volta si diventa improvvisamente solidali con il povero coyote: dopo anni e anni in cui abbiamo riso a crapapelle per quanto era sfigato, pensando, ignoranti, che fosse una mera creazione di qualche cartonista. No. Non e' affatto cosi', esite davvero ed e' un piccolo stronzo che corre a piu' non posso nel deserto).
Giusto per darvi un'idea della grandezza di sti cactus:


il bello, pero', viene dopo, sulla strada del ritorno...
martedì 22 luglio 2008
the last 4 months
Mi pare perfino impossibile che siano passati 4 mesi , ragazzi. Eppure, cosi' dice la data dell'ultimo post, quindi oggi , seduta in un bellissimo caffe' vicino all'oceano, mi sono decisa a scrivere di nuovo, dopo le numerose, sollecite ed insistenti proteste provenienti da svariate fonti.Non so da dove cominciare.
Direi che devo decisamente iniziare con la grande novita' - di cui tutti ormai siete al corrente: dopo un po' di tempo che si sta lontani da casa (e questa volta lontani per davvero!), da soli, io e Ge, io senza lavorare con i ritmi torinesi che non mi lasciavano nemmeno respirare, Ge che parte alla mattina all'alba - mentre i nostri vicini di casa tornano dal running mattutino - ma puo' tornare a casa sempre ad un'ora decente, succedono delle cose inaspettate. Guardate un po' la foto qui sopra. Non e' che siano solo i burgers americani annaffiati dalla birra, dentro la mia pancia c'e' una frugoletta che nascera' il prossimo 7 novembre (almeno cosi' hanno detto i dottori). Non chiedetemi come sia potuto succedere, che ancora ne' io ne' Ge abbiamo capito bene, pero' vi assicuro che succede ;-)
A questo proposito - intendo a proposito di quello che puo' miracolosamente accadere quando due persone di sesso opposto si trovano da sole dall'altra parte del mondo ed hanno abbondante tempo a disposizione da spendere in qualcosa di mooolto piacevole - ho deciso che scrivero' dei post "rosa", a completa disponibilita' di tutte quelle che ci sono gia' passate, di quelle che vorranno passarci in un futuro prossimo e, ovviamente, di quelli che avranno voglia di non perdersi gli abissi della mente femminile sconvolta dagli ormoni della gravidanza (a libero uso e consumo personale). Il tutto condito dall'American point of view.
Detto questo, quello che vale davvero la pena di raccontare di quanto successo in questi ultimi mesi , e' che abbiamo avuto una bellissima avventura nel deserto di Yuma, la nostra casa e' stata assediata da insetti e animali di svariata entita' e pericolosita', la Martin ha scoperto il WCM (white chocolate mocha), siamo stati in "vacanza" con suoceri e consuoceri, abbiamo acquistato la macchina nuova , Ge si e' fatto prendere la mano dal running.
martedì 18 marzo 2008
Anza-Borrego Desert
Comunque, al di la' delle comunicazioni di servizio, volevamo condividere con voi la meravigliosa gita che abbiamo fatto domenica scorsa: per un mese all'anno il deserto si copre letteralmente di fiori e vi assicuro che il colpo d'occhio di colori e' bellissimo. Ecco un piccolo assaggio, cliccate qui
Un grosso abbraccio a tutti!
lunedì 18 febbraio 2008
Gilli&Piero's week
Intanto, va subito detto che la valigia piu' grande con cui sono arrivati la Gilli e Piero, conteneva quella che da subito e' diventata la nuova mascotte di casa: Fred. Potete notare qui affianco quant'e' bello ed elegante: uno spettacolo (e guai a chi avvisa quei fanatici che rubano i nanetti dai giardini per riportarli nel bosco: questo e' un nanetto che ama il sole, della California in particolare, quindi nel bosco non starebbe affatto bene, chiaro per tutti?).
Per darvi un'idea generale, possiamo dire che la settimana e' stata caraterizzata dalla felicita' della Gilli che si e' beccata cinque-giorni-non-stop- sole-caldo (non e' mai stato cosi' caldo da quando siamo arrivati) e dall'instancabile e stakanovista Piero (ragazzi, in tre facevamo fatica a stargli dietro).
Come potete vedere, infatti, la prima mattina e' stato aperto il cantiere a casa nostra: la nostra libreria era montata male, questo va detto ad onor del vero, ma Piero non ha saputo resistere nemmeno un secondo di piu'. Dopo che si era svegliato alle 4 (piccola parentesi: raccontano che anche la Gilli si sia svegliata alle 4 e che alla domanda di Piero "che ora pensito che sia" abbia risposto "le 7" e che Piero le abbia detto "desso te se' cosa che xe' el getleg"), alle 6:30 aveva gia' preparato il primo della lunga serie dei caffe' mattutini tipici dei Giaretta (altra parentesi: a gran voce, un grazie speciale agli zii Mario e Mirella che ci hanno mandato una riserva di caffe' Lavazza (Crema e Gusto, se vi capita di passare da queste parti, please). Ge, neanche a dirlo, appena visto che aria tirava, invece di andare al lavoro un po' piu' tardi, e' uscito prima del solito e mi ha mollato qui con i suoceri. Potete capire dalle foto perche', dopo mezzora, ho deciso di prendere il bus per l'universita' un'ora prima! ;-) Comunque, adesso le vetrine della libreria non si muovono piu' e i cassetti sotto la TV sono in bolla (la bolla e' stata costruita dal vero ing. di casa: Piero ha preso una bottiglia quadrata di vetro, l'ha riempita di acqua, ci ha incollato un pezzo di scotch all'esterno nel verso della lunghezza, e il gioco era fatto).
Per fortuna sabato mattina siamo riusciti a portare fuori Piero: gitarella all'Hotel Coronado (credo tra gli edifici piu' vecchi della citta', 1888) che e' un posto davvero
Per amor della verita', devo dire che le strette limitazioni imposte qui ai fumatori hanno fatto guadagnare alla Gilli e Piero qualche giorno di aria pura: non si fuma sulla spiaggia, non si fuma nei parchi, non si fuma nei centri commerciali se non nei posti consentiti, non si fuma a casa nostra (nel nostro minuscolo porch c'era la nebbia, ma va be'), non si fuma nei ristoranti. Tanto hanno fatto sti Californiani che la Gilli quasi si vergognava di fumare! giuro...
Comunque, dopo una giornata cosi' impegnativa, avevamo bisogno di mangiare qualcosa di veramente appagante: il burger piu' buono della citta' era inavvicinabile, quindi, mentre si tornava verso casa, meditando su qualche piatto salutare da preparare, la Martin ha addocchiato per strada una macchina con la scritta Domino's Pizza. Detto fatto. Ormai siamo sempre collegati al mondo qui a casa, quindi, ordinazione online spaziale. Si', perche' non e' che si ordina e bon. No! Si sceglie il formato (12 pollici, 14 pollici, family), il tipo di pasta (Classic Hand Tossed, Ultimate Deep Dish, Crunchy Thin Crust, Brooklyn Style), il topping e in trenta minuti arriva. Eh gia’, capaci tutti. Ma puoi anche verificare online chi ti sta preparando la pizza (Bob), quando entra in forno, quando esce dal forno, quando viene messa nella scatola, chi te la porta (John). Vale la pena di ordinarla solo per questo, guys, ve lo assicuro!
La domenica, altra visita natural alla Torrey Pines State Reserve, poi, visita (poco) guidata a Qualcomm (diciamo che Ge ci ha abbandonato mezzora nel patio, mentre e’ andato in ufficio a fare non si sa bene cosa), visita da Bed, Bath and Beyond (un negozio fantastico, uno dei miei preferiti, che vende tutto per il bagno, la camera e la cucina…pensate ad una cosa che vi servirebbe tanto e non riuscite a trovare. Guardate nel sito, c’e’) e, ormai stremati dalla fatica, dal caldo, dalla fame, siamo andati al vivaio perche', visto che anche la sottoscritta quando rompe se la cava bene, volevo assolutamente comperare le piante per il backyard con la supervisione di Gilli e Piero. Ecco, come vedete dale foto, il vivaio e’ un parco divertimenti con percorso ad ostacoli, con tanto di entrata, chiosco per le informazioni, chiosco per registrare l’entrata, chiosco per registrare l’uscita. Alle informazioni ti consegnano la mappa dei mille ettari di terreno desertico e serre in cui ti addentrerai a tuo rischio e pericolo; al momento della registrazione ti consegnano l’elenco delle piante che puoi trovare (pensane una. C’e’, neanche a dirlo. E ce n’e’ di 4 misure, 5 galloni, 15 galloni, 30 galloni, 50 galloni. Galloni si intendono di terra, alla fine
In compenso, adesso il mio backyard e’ pronto per l’estate, quindi ne e’ valsa la pena direi. E dopo tutte queste fatiche, un meritatissimo e speciale BBQ. Potete guardare gli uomini al lavoro. Ragazzi, un filet mignon, una ribeye e un pollo da sballo, ve li consiglio quando venite a trovarci!
In conclusione, al di la’